Una poetessa fuori dagli schemi

Il mio incontro con Chiara Evangelista è iniziato davanti alle porte della libreria Feltrinelli, in piazza Duomo a Milano, mentre dal cielo cadeva un pioggia sottile come se ci trovassimo alle soglie dell’inverno. E invece eravamo alle soglie di maggio, a una settimana dall’inizio del Festival Internazionale della Poesia, a Milano.

Chiara Evangelista, classe 1997, originaria di Lecce, una raccolta di poesie, un racconto pluripremiato e qualche esperienza di cortometraggio alle spalle, indossava un cappellino nero con visiera sopra i capelli biondissimi e mi ha accolta esclamando: “Sono così contenta di riuscire a conoscerti di persona!”. In una frase penso di aver già descritto tutta la personalità di questa giovanissima poetessa, che poetessa non ama farsi chiamare.

Incontrare Chiara Evangelista è stato facile come avere a che fare con qualcuno che si conosce da molto tempo. La nostra informalissima intervista si è svolta nel cuore di Milano, in un baretto chiamato Zenzero, vicino all’Università degli Studi. In questa grande città dove Chiara si è spinta per cercare un mondo nuovo, che nulla avesse a che fare con la realtà salentina da cui proviene.

Con un sorriso amaro Chiara mi racconta di come sia stato difficile far capire alle persone che le stavano intorno, la sua famiglia come la gente della sua città, che la scrittura per lei era molto più che un hobby da portare avanti nei fine settimana. È stata proprio questa volontà di dimostrare a tutti che la scrittura doveva essere il perno della sua vita che l’ha portata nelle lande nebbiose della Lombardia, a vivere sotto il duomo che svetta tra le nuvole gonfie di pioggia.

E prima ancora che vi racconti la sua storia possiamo passare agli spoiler, perché il finale è decisamente lieto: Chiara Evangelista ce l’ha fatta e anche se non vuole farsi chiamare poetessa, poetessa è a tutti gli effetti, riconosciuta dalla critica e dai lettori. E ha solo 20 anni.

 Avrai una donna con le occhiaie

Avrai una donna con le occhiaie,

autobiografie di battaglie

vissute tra le rime delle palpebre

e profondissime tenebre.

Avrai una donna con le occhiaie,

cronologie delle sue giornate

passate a riemergere da macerie.

Avrai una donna con le occhiaie,

abbazie di forza e bellezza,

brezza in vecchie nebbie.

(Chiara Evangelista)

Lecce, è la città da cui è fuggita per inseguire i suoi sogni e a cui spesso ritorna con occhi sognanti mentre mi racconta della differenza fondamentale (e,forse, per noi lombardi incomprensibile) tra l’essere pugliese e l’essere salentino. Per chi se lo stesse chiedendo: Chiara Evangelista è una salentina convinta. Milano invece è la città dove ha iniziato una nuova vita.

La storia del suo sogno è quanto di più simile vi possa essere a uno di quei film di stampo americano in cui alla fine l’eroina conquista il suo posto nel mondo, se non che questa storia è vera. Mentre la musica del bar pompa forte nelle casse e quasi dobbiamo piegarci sul tavolo per sentirci, Chiara beve un succo alla frutta e inizia a raccontarmi della libreria Palmieri di Lecce, dove tutto è cominciato. “La libreria è il mio posto preferito dove stare”, mi spiega, poi ridendo dice: “ci sono appena stata, ho comprato due libri in promozione alla Feltrinelli, Le notti bianche e Magari domani resto, di Lorenzo Marone. Ormai ho più libri che altro e devo rubare i vestiti a mia mamma.” È nella libreria Palmieri infatti che Chiara ha fatto l’incontro che le ha cambiato radicalmente la vita, quellocon Stefano Donno, editore pugliese per la casa editrice iQdB Edizioni. Chiara aveva 17 anni allora, ma già scriveva: “Era un gioco per me”, mi spiega, “e più che di poesie si trattava di canzoni, perché amavo suonare la chitarra”. Sempre per gioco Chiara mandò a Stefano Donno i suoi componimenti e l’editore le consigliò di lavorare sull’elaborazione di uno stile che fosse suo e solo suo e di ricontattarlo quando avesse ritenuto di esserci riuscita. (Dopo la nostra intervista, sabato scorso sono stata al Mudec per il Festival Internazionale di Poesia, dove Chiara era mediatrice di un incontrodurante il quale il suo editore ha raccontato di quel giorno in cui la giovane poetessa gli inviò ben 50 poesie su whatsapp, mandando completamente in tilt il suo cellulare. Questa poetessa terribile e irregolare, l’ha descritta sorridendole con calore il suo editore).

Chiara ha seguito il consiglio di Stefano e ha cercato nei propri versi quel di più che li potesse rendere unici: qualcosa che ha a che fare con la musicalità e il ritmo, qualcosa che delle sue canzoni è rimasto appicciato ai componimenti che mesi più tardi inviò all’editore, proprio quei 50 di cui sopra, ottenendo da lui una risposta pienamente positiva. Da qui l’inizio di un viaggio ancora in corso, la cui traiettoria si è spostata dalla marina Lecce alla cosmopolita Milano, ma che ancora vede poetessa ed editore uniti da un legame che è ormai di amicizia e confidenzialità. Gli occhi di Chiara brillano mentre mi spiega quanto per lei la figura di Stefano Donno sia stata fondamentale per cacciare fuori la testa ed emergere nel panorama del mondo degli scrittori, quanto lui sia stato per lei guida, amico, famiglia, confidente e quanto ancora lo sia. “Ero un’invertebrata prima di conoscerlo”, mi spiega con estrema serietà.

Nel mentre, la vita di Chiara è radicalmente cambiata: il trasferimento a Milano, l’inizio di un’esperienza universitaria da giurista, alla quale mi confessa che avrebbe preferito tuttavia quella da letterata, le nuove amicizie, i contatti che il capoluogo lombardo le ha permesso di stringere, l’apertura dei suoi orizzonti. A Chiara Milano piace tantissimo, è il posto dove finalmente si sente libera di essere se stessa perché “Milano non ti chiede chi sei, ma cosa vuoi” e Chiara, più di tutto, vuole scrivere.

“Mi piace sperimentare”, mi spiega, “il mio racconto Ridere è un (h)obb(y)ligo, (vincitore peraltro del primo posto al Premio Internazionale SylviaPlathed segnalato con diploma di merito al Premio letterario Milano International) è un intrecciarsi di tre storie diverse: quella vera di un pagliaccio morto tra le bombe di Aleppo, una storia di ludopatia e una legata alla gestione dei figli. Per scriverlo mi sono dovuta appellare ai miei studi, a quanto sto imparando in università, ma anche a una scena di vita che mi sono trovata ad osservare”. La scrittura di Chiara è quindi viva, affonda le sue radici negli angoli della sua esistenza e proprio per questo ne fuoriesce vera e sincera. Quando le chiedo chi siano i suoi poeti di riferimento sorride quasi imbarazzata e mi rivela “Mi sento un po’ futurista, mi piacciono Palazzeschi e Gozzano, ma allo stesso tempo mi piace anche Petrarca, più di Dante”. Sulle pareti della sua stanza, al collegio dell’Università Cattolica, sono appese foto di Kerouac, di Calvino e di Fellini.

Unlock

Localizza la cicatrice

Utilizza la suturatrice

Indennizza il bruciore

Ostracizza il dolore,

amplificatore di un amore

roditore.

E nel rumore

Allocati

Unlock me

I’mlucky.

(Chiara Evangelista)

Parliamo anche di un periodo difficile, vissuto l’anno scorso, durante il quale non riusciva più a scrivere, quando ogni componimento che buttava giù le sembrava sbagliato, insoddisfacente, a ulteriore di prova di quanto per lei vita e scrittura procedano di pari passo. Ma, per fortuna, anche questo ostacolo è stato superato e nel cantiere iper produttivo di Chiara c’è una nuova raccolta di poesie in gestazione. “Sarà qualcosa di diverso daIn medias res, – che è il titolo della sua raccolta d’esordio -, mi sto impegnando molto perché quando ti fai conoscere con un lavoro che riscuote successo c’è sempre il rischio, in seguito, di deludere le aspettative.” Ma Chiara è impegnatissima anche su altri fronti: infatti da poco è diventata collaboratrice di un blog di recensioni cinematografiche, con la possibilità così di portare avanti la sua grande passione per il cinema, che in passato le è valsa un riconoscimento al Giffoni Film Festival per un cortometraggio da lei girato.

La ballata dei pronomi

Io è egoista, pensa a sé ma non fa per tre. Un giorno incontra Tu che sconvolge la vita ad Io.

Il primo pronome personale s’innamora perdutamente ed è costretto ad essere il meglio di sé per amore. Io e Tu perdono le proprie identità fondendosi in un unico pronome: Noi.

La favola si rompe nel momento in cui l’egoismo di Io si riaccende e Tu, non sopportando più le sue angherie, decide di amarsi e di abbandonare la partita con Amore.

Passati due anni, ad un angolo Io vede Tu in compagnia di un altro pronome con cui ha formato una famiglia: la famiglia Voi.

Tu di sbieco intravede Io ma non sono più niente, sono Essi…

(Chiara Evangelista)

Parliamo poi di teatro, che alla poetessa piace moltissimo, e di scuole di scrittura, nelle quali Chiara non crede troppo: “Forse quando avrò sessant’anni e dovrò solo affinarmi”, come a dire che la vera palestra della scrittura è la vita reale, perché se non si ha vissuto non si ha nulla da raccontare. D’altra parte, in Inmedias res Chiara parla della sua vita, quella vera di una ventenne alle prese con l’esane di diritto privato e i mille problemi che solo da giovani ci sembrano così grandi e numerosi, ma che sicuramente rendono la nostra vita più vivida e passionale. E anche se non ama le scuole di scrittura, Chiara mi racconta di essersi commossa quando ha sentito parlare dal vivo Alessandro Baricco, del quale apprezza soprattutto le sceneggiature per il teatro. Ci sarebbero migliaia di argomenti di cui parlare con Chiara Evangelista, ma io l’ho già tenuta impegnata per quasi due ore e –confesso- non ho preso uno straccio di appunto, per non distruggere quell’atmosfera di assoluta confidenzialità che Chiara ha avuto la delicatezza di tessere intorno alla nostra conversazione. Lei poi deve correre a casa per fare gli schemi delle lezioni del giorno e per prenotare i biglietti di un aereo diretto a Roma, dove andrà ancora una volta a parlare di poesia. Tra le tante cose di cui abbiamo parlato, una in particolare mi resta in mente, una frase che Chiara mi dice, citando un verso di Mark Strandt:Quando li vedi/ dì loro che sono ancora qui,/ che mi reggo su una gamba mentre/ l’altra sogna […] Un verso che le è rimasto impresso nel cuore e nella memoria, come se fosse il riassunto di questi suoi primi, ma già rigogliosi e densi di successi, vent’anni di vita. [Martina Toppi, ecoinformazioni]

 

L’evidenziatore giallo

Traccia una linea retta, a volte spezzata,

incerta della sua frammentarietà.

L’evidenziatore giallo sta falciando,

selezionando i semi neri sul terreno bianco-carta.

È sicuro di sé.

Indica e sottolinea ciò che serve e ciò che è utile,

elimina e non contamina con il suo giallore

ciò che non serve e ciò che è inutile.

Ma il “re Mida” arresta la sua corsa,

violentato dalla domanda più elementare e bambinesca

esistente: “Perché?”

Ciò che esclude è per sempre.

Ciò che include è per sempre.

(Chiara Evangelista)

 

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