Anime perse: in equilibrio tra cura e follia

Anime perse [Marcos y Marcos 2018, 188 pgg, 18,00 €] è l’ultima fatica letteraria di Umberto Piersanti, presentata lo scorso 30 maggio alla libreria Ubik, a Como, in collaborazione con La Casa della Poesia di Como. Diciotto racconti, dove la voce lirica dell’acclamato poeta urbinate cede il passo a una voce più umilmente narrativa, che si inerpica disinvolta su per le colline del Montefeltro. Luoghi così amati da Piersanti, da essere diventati ormai sfondo abituale della sua scrittura, ma questa volta esplorati attraverso un punto di vista inedito, che abbandona le movenze della natura per calarsi in quelle di un’umanità invisibile, celata oltre le alte siepi che la dividono da noi.

L’opera infatti affonda le proprie radici dolorosamente realistiche nei centri di recupero per malati psichiatrici del Montefeltro, organizzati e gestiti dal Gruppo Atena, dove Ferruccio Giovannetti lavora come responsabile e dove Umberto Piersanti si è intrufolato per indagare questo mondo altro rispetto al nostro. Un mondo razionalmente costruito entro le mura dei centri di recupero, circondato da una natura mai silenziosa, ma sempre tranquilla, distante dal mare, ma non al punto da non poterlo scorgere tra le fronde. Il punto di vista inedito offerto da Piersanti su questi luoghi per lui così abituali non nasce solo dal relativo abbandono del suo tema più caro, una natura che è “Arcadia d’ombra”, come l’ha definita Emanuele Trevi, ma anche dai mezzi stessi di produzione dell’opera. Essa infatti affonda le radici molto lontano nel tempo e nella tradizione, in un dove e in un quando in cui nessuno scriveva i racconti, perchè i racconti si raccontavano. Allo stesso modo, questi diciotto racconti sono stati integralmente dettati dal loro autore a una “dattilografa” del Gruppo Atena: parola per parola e virgola per virgola.

D’altra parte l’oralità non è un elemento del tutto nuovo per Piersanti, che all’oralità stessa fa risalire le movenze della sua poetica. Una poetica nata dai racconti evocativi del nonno e costruita sui mormorii della natura, mescolati alle espressioni popolari di una terra sentita come madre misteriosa. Già nell’autunno del 2010 infatti Piersanti si era confrontato con questo medium narrativo, attraverso il poemetto Aspettando l’inverno (su per la gola del Furlo),  che l’autore descrive come un “poemetto nato come canto orale mentre camminavo tra le gole e le rupi del Furlo.” (Umberto Piersanti, Nel folto dei sentieri, Marcos y Marcos 2015).

Ma al di là del mezzo è il soggetto a scombussolare l’esperienza di lettura. Le diciotto storie qui narrate non si svolgono entro le alte siepi profumate dei centri di recupero, questo luogo è solo la loro destinazione, esse al di là. Così, per i pazienti, guardare oltre quelle siepi non significa immaginare un infinito sconosciuto, quanto piuttosto guardare a un mondo perduto, cristallizzato solamente nel ricordo e, talvolta, neppure lì. Storie vere o storie non vere? E’ difficile dirlo: cambiano i nomi, certi particolari, certi riferimenti, costruiti a tavolino dall’immaginazione dell’autore. Ma è l’autore stesso a dirci che non dobbiamo dubitare neppure per un secondo della veridicità di queste parole. D’altra parte, la voce autoriale si fa piccola piccola sotto il peso di tanta sofferenza, tinteggiata però con placida delicatezza da uno scrittore che, pur cercando di scomparire tra le righe, per lasciare il posto ai personaggi, non può negarsi di addolcire gli spigoli con quella punta di umana pietas che gli viene, fondamentalmente, dalla poesia. Si tratta di una pietas per nulla spirituale, che non rimanda al destino o alla salvezza, ma solamente alla consapevolezza di una comunanza. E quella comunanza consiste nell’impossibilità di dirci estranei a questo mondo che ci sembra estraneo. Sì, perchè Giorgio Feduzzi era uno psichiatra come tanti altri, come Luisa, Claudia, Luciano, Mario, Rodrigo: vite diversificate, ma in fondo non vite diverse. Non vite, insomma, in cui anche noi non potremmo un giorno inciampare. La strada è una, ci camminiamo tutti insieme e quel baratro immenso che si apre lungo i bordi frastagliati ci avvicina. Come sono caduti loro, potremmo cadere anche noi: senza preavviso.

Il tentativo di rispettare la fragilità del dolore è portato avanti da Piersanti con un tono leggero, che cerca di ricalcare certi pensieri persi in queste menti perse. Frasi talvolta sgrammaticate, metafore infantili, sguardi lucidi su un mondo cambiato del tutto da un giorno all’altro. Favole infernali, ecco di cosa parla Anime perse. Storie che durano il tempo di un respiro e che si concludono con uno scatto inaspettato, un giro di volta che stupisce il lettore, senza mai rinfrancarlo. La lirica che si insinua nelle brevi descrizioni della natura o nelle timide prese di posizione sul senso dell’esistenza non risparmiano però dalla sincera denuncia del dolore e del non senso.

Adesso il sole è ormai sceso, l’infermiere s’avvicina: è ora di tornare dentro, fuori diventa umido. Luisa s’alza e cammina:  «Adesso non voglio la carrozzina, la riprendo domani, fammi appoggiare.»  Salgono lentamente le scale: nella stanza la sua compagna Gianna sta sonnecchiando con la televisione accesa, ma il volume è basso, un fruscio impercettibile: le figure si avvicendano senza senso una dietro l’altra in quello schermo quasi silenzioso. E’ come la vita, le vicende si svolgono, nessuna voce le spiega e inquadra, se le racconta lo fa in modo confuso e indistinto, a voce bassa, incomprensibile. Luisa apre la finestra, sì la vita è senza senso, ma la luna stasera è grandissima e luminosa.

Anime perse, Comunque c’è la luna [Marcos y Marcos 2018]

Anime perse, in un inferno paradisiaco, dove il cibo è biologico, le lenzuola sempre fresche e la natura rigogliosa. Anime in cerca di redenzione, ma incapaci di cercarla, ferme in un limbo che non è del nostro mondo e neppure di un altro, ma che si tiene in equilibrio tra la follia e la cura. Cura che è unico rimedio per noi, per cercare di comprendere e sperare che se mai dovesse toccare a noi qualcosa di simile, ci sarà sempre qualcuno pronto a prendersi cura della nostra anima. [Martina Toppi, ecoinformazioni]

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...