Poesia e l’altro: tra cultura e impegno sociale

A due settimane dalla conclusione della nona edizione del Festival Internazionale di Poesia Europa in Versi, organizzato da La Casa della Poesia di Como e svoltosi come sempre tra Como e Brunate (con una tappa innovativa quest’anno, al Palazzo Reale di Milano), mi sembra giusto tornare a ripensare le cose dette e quelle viste. Le acque del lago, scosse dalle parole pronunciate nelle lingue più disparate, sono ora calme, ma non dimenticano. L’acqua specchia e cattura nei propri abissi. È importante ripensare a questo Festival sia per la ventata di cultura, che come ogni anno ha soffiato tra le vie di Como, sia per il tema di questa nona edizione, che porta con sé un forte afflato di impegno civico e sociale. “La poesia e l’altro” è un’espressione che, innanzitutto, ci provoca.

Provoca i lettori di poesia e i poeti, ma non solo. Quanti, tra il pubblico numerosissimo presente a Villa Gallia sabato 13 aprile, non si sentivano poeti, ma sicuramente hanno scoperto di essere altri? Non è un concetto banale come sembra. Essere altro significa inserirsi in un complesso rapporto relazionale con tutti coloro che ci circondano: siamo sempre l’altro di qualcuno. E in quanto altri desideriamo essere riconosciuti nella nostra peculiare identità, diversa, separata, ma proprio per questo da valorizzare. Siamo altri per qualcuno nella misura in cui ciascuno è altro per noi: il riconoscimento che chiediamo dobbiamo dapprima offrirlo.

La poesia è uno strumento tra tanti, ma estremamente potente. Soprattutto in un contesto come quello di Europa in Versi in cui rimbalzano nelle voci echi di terre e tradizioni diverse, altre, che portano con sé parole sconosciute e per noi incomprensibili, ma condivisibili. Europa in Versi non è solo promozione di un progetto culturale atto a restituire respiro a un’arte, quella poetica, considerata, (in realtà erroneamente), in declino. Europa in Versi promuove l’interrelazione, la scoperta, l’apertura di orizzonti. Non a caso il nome del Festival si richiama sia a un luogo geografico sia a una comunità sociale, politica ed economica di cui facciamo parte, checché se ne dica di questi tempi. Il fascino dell’Europa è quello di essere al contempo un luogo fisico e un luogo del pensiero. Quale altro modo di dar voce a questo pensiero se non tramite il linguaggio della poesia che scava e raggiunge il fondo della verità?

Tant’è vero che a Europa in Versi partecipano poeti che provengono da tutto il mondo, non solo dal territorio europeo: Albania, Turchia, Romania, Italia, Colombia, Moldavia, Ucraina, USA, Brasile, Cuba, Norvegia, UK. Da questi il tema dell’altro è stato declinato in un’infinità di modi diversi: l’altro che sono io, l’altro che mi ha fatto la guerra, l’altro che mi ha esiliato dal mio paese d’origine, l’altro che amo e non mi ricambia, l’altro che mi ama, l’altro che non mi conosce, l’altro che emigra e immigra, l’altro che viene rifiutato, l’altro che rifiuto, l’altro che potrei diventare io, un giorno. Ciò che accomuna i loro versi è la spinta a farsi parola viva, innanzitutto tramite la lettura ad alta voce e poi tramite quella nuova forma di fare poesia che è la slam poetry (competizione poetica alla presenza di una giuria estratta a sorte dal pubblico). Presente infatti, tra gli ospiti del Festival, Marc Kelly Smith, lo “Slampapi”,  inventore di questo genere che scuote il pubblico e lo rende partecipe, risvegliando l’istinto primordiale ad apprezzare la parole come canto che lega e non divide. Europa in Versi, di fatto, salva la parola nella sua funzione più pura: quella di unire.

In un tempo in cui la parola è strumento di odio e divisione, un tempo in cui non sono solo le lingue a essere diverse, ma anche gli usi che se ne fanno all’interno di gruppi chiusi e che escludono, Europa in Versi richiama alle menti l’idea che le parole servono a comunicare e che perché questo avvenga è necessario ascoltare.

 

C’è meraviglia allora nel vedere quel pubblico talmente numeroso da strabordare dalle entrate di Villa Gallia: un pubblico che dimostra di conoscere il valore del silenzio, nel corso del reading di poesia, ma che conosce anche la gioia del chiasso quando è chiasso che serve a comunicare l’entusiasmo di un evento coinvolgente come un poetry slam.

IMG_6095C’è meraviglia anche nello stare nelle aule magne delle scuole e guardare questi ragazzi che si alzano in piedi e prendono in mano il microfono e parlano, sulla spinta della poesia. Non importa se lo fanno tramite la musica, i video da loro girati, le poesie tradotte o riscritte, le riflessioni che potrebbero sembrare lasciar il tempo che prendono: tutto questo è innanzitutto frutto di riflessione autonoma e di rielaborazione personale. Tutto ciò che porta questi ragazzi a pensare e a creare è prezioso, perchè il pensiero genera opinioni e le opinioni generano confronto. E sul confronto libero e aperto dovrebbe basarsi la nostra società.

 

Prendo qui a prestito le parole di Luigi Ciotti, fondatore e presidente dell’Associazione Gruppo Abele Onlus e di Libera:

«Questo tempo ci dice che dobbiamo ripartire da due cose, umilmente ma tenacemente: le rleazioni e la conoscenza. Sono le strade per crescere in umanità e cultura, due strade che l’umanità ha smesso di percorrere. Partire dalle relazini perchè la premessa di una società giusta e pacifica è l’andare oltre le relazioni opportunistiche e d’interesse, il riconoscere l’altro e il “diverso” come un completamento, un arricchimento della nostra identità. Partire dalla cultura perchè un tempo complesso, soggetto a continue e rapide mutazioni, richiede parole e pensieri che lo sappiano interpretare, che sappiano orientarci nel suo groviglio.» (Lettera a un razzista del terzo millennio, Edizioni Gruppo Abele, 2019)

Ecco allora che un Festival che celebra sopratutto la bellezza della parola, si fa anche potente strumento di conoscenza e relazione, se solo la sua eco non resta tale, ma diventa reale mezzo di cambiamento. Soprattutto in una Como che sembra aver perso la capacità di ascoltare e cambiare, ci conviene lasciare più spazio alla poesia, che sempre richiede e dona ascolto e genera cambiamento. In noi, negli altri, nella società.

Foto, video e testi delle poesie del Festival disponibili su facebook, cliccando qui La casa della poesia di Como e qui Europa in Versi. Le foto utilizzate nell’articolo sono di proprietà de La casa della poesia di Como. [Martina Toppi, ecoinformazioni]

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